4 fermate. Oggi non posso aspettare.

Ho trovato la metro appena uscito dall’ascensore. Ne avrei presa comunque un’altra dopo 8 minuti, ma oggi.. Non posso aspettare. Non ho tempo, e non posso perderne un altro.
Napoli è cambiata. Non è più quella di una volta.
Napoli è sempre uguale. Ma non è più quella di una volta.
E tu che ne sai? Non so un cazzo. E allora che cazzo parli? Pecchè teng a bocc.

Quattro delucidazioni sul perché sono qui.
1. Mi devo laureare.
2. Per lavoro.
3. Per assaporare l’indipendenza.
4. Per scappare.

Da che? Da cosa?
Nella prima domanda c’era già la prima risposta.

Da cosa?

La morte. L’amore. La provincia.

E mi sveglio la mattina e trovo, dall’alto dei quartieri spagnoli, il Vesuvio. Faccio colazione con lui ogni giorno. Che sia dalla finestra del salotto o dal terrazzo, uno dei primi sguardi lo dedico sempre a lui, se non c’è foschia.

Metto musica nello stereo e mi godo la prima tazza di caffè della giornata. Roberto e Eugenio lo prendono sempre amaro, “comm a vit”. Domenico mezzo cucchiaino. Io intero. Nei quartieri c’è sempre silenzio.. Ma per le strade ogni tanto scappa qualche canzone napoletana tradizionale o qualche canzone neomelodica.

Qui, i neomelodici, non mi danno fastidio.

La signora del palazzo accanto si lamenta di qualcosa. Non riesco a capire. Anche se la sentono gridare tutti nel vicinato.
Chiara ci chiama dalla finestra del palazzo di fronte, “Weeeee buongiornoooo signoraaaaa!!!”. Le lanciamo una sigaretta. La fuma mentre fa i servizi.

In questi momenti mi chiedo perché non può essere per sempre..?
Quattro ragazzi sperduti nei quartieri. Nella vita. Nel mondo.

Ma purtroppo devo scendere, la metro è arrivata.

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