Scuole medie. Recita scolastica. In fila davanti al palco, uno alla volta, recitavamo il nostro monologo. Mi avvicino al microfono.. Incespico con le parole. Sbaglio. Qualcuno mi prende in giro. Abbandono il palco mentre il microfono capta un leggero “ma afangul” in allontanamento.

Non sono mai stato bravo con le parole.

Da piccolo, nel campeggio in cui passavo le mie vacanze estive, c’era una ragazzina tedesca stupenda, di cui mi innamorai. Chiesi a mio padre come si dicesse “ti amo” in tedesco. Me lo feci scrivere su un biglietto. Una sera, passai di corsa con la bici davanti a lei, e le lanciai questo foglietto.

La catena della bici se ne uscì. Mi scontrai contro un albero. E dolorante cercai di rimettermi subito in carreggiata… Lea mi venne a soccorrere. (Lea, era il suo nome. Non ho sbagliato a scrivere)

Mi chiese del biglietto. Ricordo solo che mi sorrise.. Non so perché. Era più grande di me.

Non sono mai stato bravo con le parole. Neanche quelle tedesche.

Ho sempre avuto una brutta scrittura… La mia firma sembra ancora “Davide Sono”. Si, letto in siciliano, posso aggiungere anche:

cit. Montalbano.

Non sono mai stato bravo con le parole. Neanche a scriverle.

Ricordo che mi ero preparato un discorso perfetto per conquistarti. Giuro che era spettacolare.

Quelle cose da standing ovation e reggiseni slacciati (vabbè mo stai esagerando), ma quando mi trovai li.. Davanti ai tuoi occhi. Nascosto dal mondo. Sotto le stelle. Mi uscì solo un semplice..

“Comm si tost.”

Scherzo. Mi uscì un discorso senza senso. Perché era praticamente illogico che tu potessi stare con me. Niente, impossibile. Un altro mondo. E invece… Quelle parole bastarono. Eravamo dei ragazzini. Volevo solo dirti che tu eri “troppo”, per me. Ma non ci riuscii. Te lo feci solo capire.

Non sono mai stato bravo con le parole.. E purtroppo non ho ancora capito come spiegare al mondo, cosa vuol dire essere innamorato..

E non avere le parole..

Per spiegare..

Com’è.

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