« Ma come non si può entrare?! Siamo ancora in orario di visita..! »

 

Una coppia di turisti di Macerata, tentava di visitare il Cimitero delle Fontanelle nella Sanità a Napoli. Stavano dibattendo da un po’ di tempo, con uno dei custodi del sito.

 

« Mi spiace signurí, oggi il sito è in manutenzione… Il Cimitero non sarà aperto al pubblico fino a domani. »

 

« Ma noi domani ripartiamo! Non può fare un’eccezione? »

 

« Mi spiace… Ma nun s po fa nient. Non ci sono neanche le guide… È proprio una decisione insindacabile… »

 

Il Cimitero delle Fontanelle è una cava dove sono state riposte le vittime delle più grandi epidemie che hanno interessato la città di Napoli, nel corso dei secoli.

Dimitri oltrepassò i presenti e proseguì fino all’ingresso.

 

« Scusi, lei è? » chiese il custode accortosi del ragazzo.

 

Dimitri non rispose, si limitò a voltarsi in direzione del vecchio che, riconosciuto il viso, aggiunse frettolosamente: « Ah, mi scusi. Prego, prego… Buona giornata ».

 

« Grazie. Buona giornata a voi…» rispose il ragazzo, riprendendo la sua avanzata.

 

Tra la mano destra e il fianco, teneva saldamente stretto un cofanetto di legno. Percorse in silenzio la navata centrale dell’occulta locazione. I teschi ai lati delle pareti sembravano osservarlo incuriositi; quasi come lo sguardo degli abitanti dei piccoli centri abitati, nei confronti dei forestieri. Raggiunta la parete opposta del Cimitero, l’italo-russo aprì il cofanetto che aveva con sé e, facendo spazio tra i teschi, lo pose tra tutti gli altri.

Eccolo lì, disperso tra le ossa: il teschio di Sarnese.

 

Il foro provocato dal passaggio del proiettile era ancora ben visibile proprio all’altezza della tempia… Ma non ci avrebbe fatto caso nessuno.

Dimitri si inginocchiò, raccolse la terra, e la gettò senza troppa cura proprio sul cofanetto.

 

« E tornasti alla terra, quando divorammo la tua carne. » l’ultimo saluto che gli Angeli davano alle loro vittime.

 

Dei passi alle spalle di Dimitri richiamarono la sua attenzione. Nonostante tutto, il ragazzo non si mosse.

 

« Allora, in fin dei conti… Le rispetti ancora le nostre usanze… » gli disse Ruben.

 

 

C’era un particolare che etichettava il vestiario degli Angeli della Morte: il doppio petto nero, con la piccola ala bianca cucita sul colletto. C’era un altro segno che permetteva di distinguerli dalla gente comune, ma di questo, ne parleremo più avanti.

 

« Perché..? Non sono uno che rispetta le tradizioni? » replicò Dimitri voltandosi.

 

« Beh..! Per esempio… Sarnese. » rispose Ruben « Sai, quello che non doveva essere ammazzato. »

 

 

Dimitri non si scompose e pacatamente domandò: « E questo chi lo ha detto? »

 

« La sentenza di morte non è stata data… »

 

« Ma neanche la grazia. »

 

« Non esistono sentenze ufficiose tra gli Angeli, Dim… Lo sai. »

 

« Doveva essere fatto fuori Ruben, lo sai. »

 

Lo sguardo di Dimitri fece vacillare per qualche istante la sicurezza del suo interlocutore. Per un attimo Ruben, sembrò aver percepito qualcos’altro nelle parole del suo ex allievo… Quasi come se Dimitri stesse portando avanti un altro discorso parallelo, rispetto al suo.

 

« No. Quello che SO è che TU hai ricevuto l’ordine di assegnare una delle tue Lame a Nicola Sarnese. Riccardo aveva il compito di lanciargli un segnale. Doveva solo rieducarlo, avvisarlo… Non doveva essere ucciso! Riccardo doveva farlo… Non tu! Tu sei un Angelo! Hai le tue Lame per questo tipo di azioni! Hai usato un’arma da fuoco per le strade di Napoli! Hai assassinato un individuo che il Consiglio non aveva ritenuto meritevole della pena di morte! »
La voce di Ruben si dimenò tra le pareti della sala… Ma Dimitri rimase impassibile. Si limitò a reggere il suo sguardo e, quando Ruben sembrò deciso a non voler aggiungere altro, rispose.

 

« Stando a quanto dici… Sarei accusato di tradimento. » 

« Esattamente! Ma questo… Già lo sapevi. »

 

« Quindi… Mi spetterebbe la pena capitale… »

 

Ruben cercò di capire dove volesse arrivare Dimitri con quel ragionamento… Ma non riuscì a comprenderlo.

 

« Quindi… Ci sarà anche Metatron al processo? » domandò ancora l’italo-russo.

 

« Si… » rispose affranto Ruben. Quell’ultima domanda lo aveva catapultato fuori dagli stessi panni che indossava, facendo crollare la maschera che era tenuto a portare all’interno dell’Ordine.

 

« Ma ti fa già onore che tu sia venuto qui volontariamente, ad accettare il tuo destino… »

 

Dimitri continuò a fissare il suo vecchio Angelo. Un tempo era stato una Lama di Ruben, proprio come ora Riccardo, era sotto il suo comando.

 

« Dim… Perchè lo hai fatto? »

 

Il silenzio regnò sovrano per qualche istante. Dimitri dosò bene le parole prima di rispondere.

 

« Lo sai no..? Sono sempre stato un tipo impulsivo. » e voltandosi, incrociò le braccia dietro la schiena, per permettere a Ruben di legargli i polsi. Era questa la procedura.

 

Ruben era contrariato… Ma infine, come un padre costretto a punire il figlio indisciplinato, strinse la corda attorno le mani di Dimitri. Nella sua testa continuava a chiedersi se stesse facendo la cosa giusta. Ma non c’era tempo per pensare… Era già tutto pronto per il processo.

 

« Che il Consiglio possa avere pietà di te…»

 

Dimitri sogghignò « Non esiste pietà per i traditori. »

 

Il Consiglio era composto da 6 persone: 3 donne e 3 uomini.

Gli Angeli a loro volta, erano in 9.

Il numero delle Lame, per i diversi Angeli maestri, era variabile.

Dimitri, essendo un Angelo solo da 5 anni, aveva al suo seguito Riccardo, Andrea e Denise. Era il secondo maestro più giovane, e quindi, possedeva un numero inferiore di sottoposti… Sarebbero aumentati col tempo, se non avesse scherzato col fuoco.

Accompagnato da Ruben, l’italo-russo, raggiunse la terza navata del Cimitero. Li vi era stata eretta una scultura in legno di un angelo senza testa… Il posto designato per le riunioni dell’Ordine.

Il Consiglio era già riunito a semicerchio alle spalle del manufatto e, dinanzi a loro, vi erano i 7 Angeli maestri rimanenti; alle Lame non era permesso partecipare alle riunioni.

Quando i due Angeli arrivarono, il silenzio era già calato da tempo tra i membri della setta.

Dimitri venne posto dinanzi all’angelo senza testa, e quindi, difronte al Consiglio. I suoi occhi per un attimo, scrutarono la scultura, quasi come se si aspettasse che da un momento all’altro prendesse vita… Poi, con decisione, spostò lo sguardo sui Sei.

Per far si che la riunione avesse inizio, era necessaria la presenza della più alta carica tra gli Angeli della Morte… Metatron.

Era una carica che andava rispettata a vita, e solo alla sua morte, ne veniva eletto un altro tra i membri del Consiglio.

Mentre Dimitri passava lo sguardo su ognuna delle figure che di li a poco lo avrebbero giudicato, Gabriel, l’Angelo maestro più giovane, si avvicinò a lui con un panno tra le mani. Quando fu a un metro di distanza dall’italo-russo, Dimitri scosse il capo.

 

« No » gli disse « Non ce ne è bisogno »

 

E sorridendo dolcemente a Gabriel, si inginocchiò senza alcuna premura della polvere che avrebbe sporcato i suoi indumenti. L’Angelo non ricambiò il sorriso, ma affranto, riprese posizione tra gli altri 7 maestri. Anche Ruben si era unito a loro.

Metatron arrivò… Non si fece attendere. Pietro Amodio giunse solenne all’interno del semicerchio. Prima di prendere posizione, si soffermò a guardare per qualche secondo Dimitri, e poi, riportando lo sguardo sul Consiglio, esclamò: « Il processo può iniziare ».

 

Il Consiglio si allargò facendo spazio al centro per l’eletto appena giunto.

 

« L’accusa… » introdusse Metatron.

 

« Tradimento! » rispose la prima donna del Consiglio.

 

« Motivo dell’accusa..? » domandò allora l’eletto.

 

« Negligenza, esposizione dell’Ordine e omicidio non commissionato! » replicò il primo uomo.

 

Metatron rimase per qualche secondo in silenzio, e così fecero anche tutti i presenti. Dimitri non abbassò neanche per un istante la testa. Sembrava come se fosse totalmente indifferente alle accuse che gli stavano affibbiando.

 

« Mi sembra abbastanza chiaro che ci troviamo di fronte a un caso abbastanza palese di tradimento. L’Ordine va rispettato e mantenuto stabile in ogni momento. Questo è alla base del giuramento di ogni Angelo. Ma mi domando… L’imputato ha qualcosa da dichiarare a sua difesa? »

 

Dimitri sembrò non aver recepito la domanda del Metatron. Spostò lo sguardo sull’angelo senza testa dinanzi a lui e poi sorridendo, abbassò il capo.

 

« Ne convengo… » rispose a testa bassa.

 

Un brusio si alzò alle sue spalle, tra gli Angeli presenti. Il suo era un forte affronto all’Ordine e a tutti i suoi membri…

Improvvisamente destabilizzato, Metatron sbiascicò un semplice: « Come..? ».

 

Dimitri scoppiò in una sonora risata… Poi, tornando di colpo serio, aggiunse: « Ne convengo… Ci troviamo dinanzi a un caso palese di tradimento… »

 

 

Un silenzio tombale era calato nella sala.

 

 

« Un caso palese di tradimento… Da parte di Sua Altezza reale, Metratron in persona… »

 

La bomba era stata sganciata.

 

« Gli Angeli della Morte vegliano sulla città per mantenere l’ordine delle cose. Siamo nati con lo scopo di controllare Napoli e non permettere a nessuno di approfittarsi della città stessa… Ma sono più di cinque anni che l’Ordine fa gli interessi di una sola persona… Pietro Amodio, sopra tutti noi. »

 

Tra i membri del Consiglio si levò un brusio di indignazione. Metatron era praticamente pietrificato e ormai, aveva perso quell’aria solenne che tanto lo aveva caratterizzato nel corso degli anni.

 

« … E voi del Consiglio… Siete tutti coinvolti! »

 

« MA QUESTO E’ UN OLTRAGGIO! GIUSTIZIATELO! » esclamò l’eletto alzando l’indice contro l’imputato. Due Angeli maestri si mossero per raggiungere Dimitri.

 

« No… Non avete capito. Voi l’oltraggio non lo avete ancora visto. »

 

« COSA?! »

 

« ORA! » esclamò Dimitri.

 

Una raffica silenziosa di proiettili piombò dal nulla, colpendo istantaneamente tutti i membri del Consiglio. Solo Pietro Amodio rimase in piedi. Una seconda raffica colpì Saverio e Marco, gli Angeli che si erano mossi in direzione dell’italo russo.

I maestri non ebbero neanche il tempo di ragionare che un’altra raffica di proiettili li colpì in pieno volto.

Nessuno ebbe il tempo di dire o fare nulla. Nessuno ebbe il tempo di individuare gli artefici della carneficina. Tutto si era esaurito nel giro di pochi secondi.

Pietro Amodio cadde al suolo paralizzato; le gambe cedettero e non ebbe la forza di scappare.

Decine di figure iniziarono a spuntare dagli angoli più remoti del Cimitero delle Fontanelle.

Tutti si stavano avvicinando all’altare sacrificale sul quale era stato posto Dimitri.

Erano le Lame… Le Lame degli Angeli.

All’interno dell’Ordine, lavoravano in tutto 52 lame, diversamente distribuite tra i vari maestri. Nel Cimitero ne erano presenti 43. Le altre 9 Lame che si erano rifiutate di prendere parte alla congiura, erano state eliminate.

Denise accorse a liberare il suo maestro che, lentamente, si stava rialzando.

 

« Avete risparmiato Gabriel? » domandò l’Angelo mentre la Lama gli slegava le mani.

 

« Così come hai ordinato Dim. Anche se non ho ben compreso il motivo per il quale lo abbiamo graziato… » rispose Denise.

 

Dimitri passò lo sguardo su Gabriel che giaceva addormentato al suolo. Il suo, fu l’unico sonnifero utilizzato nella Congiura.

Tranquillamente l’italo-russo, porse la mano alla ragazza che, prontamente, gli rese la pistola silenziata.

L’Angelo scavalcò a grandi passi la scultura di legno che a lungo lo aveva sovrastato durante tutto il processo, e giunse dinanzi Pietro Amodio, ancora paralizzato al suolo.

Purtroppo Dimitri non riuscì ad ascoltare neanche una delle sue suppliche.

Era come se gli fischiassero le orecchie. Entrambe.

E con fare distaccato, poggio la pistola silenziata sulla tempia del suo deplorevole superiore.

 

« Adesso dimmi, Pietro… Qual è l’oltraggio più grande? »

 

E così come Sarnese, anche Pietro Amodio venne giustiziato a sangue freddo.

La sua testa assorbì la potenza del colpo e cadde pesantemente al suolo. Dimitri, senza distogliere lo sguardo dalla sua vittima, restituì la pistola a Denise che intanto, si era nuovamente avvicinata al suo superiore.

Non un attimo di esitazione ci fu nella Congiura. Così venivano addestrati gli Angeli della Morte.

Alle sue spalle nel frattempo, si erano radunate tutte le Lame – le uniche rimaste all’interno dell’Ordine.

 

« Dim… » sussurrò Denise.

 

« Trasportate Gabriel fuori da qui » replicò lui, prima che la sottoposta potesse aggiungere altro.

 

Denise annuì e voltandosi, fece cenno ad altre due Lame di aiutarla.

 

« Riccardo, Andrea… Fate sparire questi corpi, ma ricordate… » e roteando l’indice al suolo « …Voglio i teschi di tutte le vittime qui presenti… ».

 

Entrambi annuirono silenziosamente.

Da tempo Dimitri stava lavorando alla Congiura, perché aveva scoperto che da diversi anni, le azioni degli Angeli della Morte erano finalizzate a supportare le attività dell’imprenditore Pietro Amodio. Per attuare lo sterminio aveva dovuto attendere un pretesto per richiamare Metatron allo scoperto. Solo in rare occasioni come queste, l’eletto partecipava alle riunioni del Consiglio. Dimitri sapeva che ammazzando Sarnese, sarebbe stato accusato di tradimento e quindi… Processato.

Sarnese non aveva colpe. Era stato solo un mezzo… Un tramite. Ma per Dimitri, il fine… Giustificava sempre i mezzi.

 

« Signore, la sua auto è arrivata. » gli comunicò una delle sue Lame.

 

Dimitri annuì e avvicinandosi ai suoi complici, con tono pacato e solenne proclamò:

 

« Fratelli e Sorelle… Benvenuti nel Nuovo Ordine della Morte. »

 

 

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