“Si avvisano i signori viaggiatori, che è in arrivo il treno per Napoli…”

Ahh…

Pace. Un attimo di silenzio…

Grazie. 

Il treno è arrivato. 

Scappo a Napoli, ancora una volta.

Non ho niente contro la mia terra, la mia casa o la mia famiglia… Ma ho creato un rifugio.

Nei quartieri. 

Nella Napoli vecchia.

Si, quella senza infrastrutture adeguate, aggiornate e non ce ne fotte un cazzo.

Ho il mio piccolo spazio, a 30 metri di altezza (detto così, ad occhio). Senza parenti, amici o confidenti che possano rompere il cazzo.

Fuori dal mondo e fuori da tutto. 

Mi gira la testa.

Metto a fare il caffè. 

C’è una piccola trappola in questa tana. 

Il divano. 

Sprofondo e mi immergo nella testa che sostengo.

Con la porta chiusa, resto ad occhi aperti sul mondo…

Trovo un attimo per pensare.

Un posto per reagire. 

Una motivazione per sopravvivere.

A 30 metri d’altezza

i pensieri hanno le vertigini.

E stando così in alto,

inizi a credere di volare.

Sistemo l’habitat

ma regna Kaos nella testa. 

Ho il dolce sapore 

del primo bacio sulle labbra…

ma non ricordo l’ultimo. 

Il nostro ultimo.

Ricordo il momento

ma mi sfugge l’attimo. 

Non riesco a prenderlo…

Ho confuso i ricordi con rabbia, dolore e quel cazzo che mi pare della mia vita. 

Ho la bocca asciutta.

La vista appannata. 

E il tuo profumo mi fa girare la testa. 

Sono per strada, ma non ti vedo.

C’è tanta gente in giro. 
Ma non vedo nessuno. 

Perché tutti sono tutti. 

E nessuno è te.

Perché tutti sono tutti. 

E nessuno è me.

Basta così.

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