Questa mattina mi sono svegliato e mi sono detto: basta, le scrivo una canzone d’amore.

Eh si. Non ci sono più i ragazzi romantici di una volta.
Basta, diamoci un taglio con questa storia.

Ho preso carta e penna.
Li ho guardati.

Poi mi sono ricordato che io scrivo tutto nelle note del cellulare.

Ho buttato la carta.
Ho buttato la penna.
Mi sono ricordato che facciamo la differenziata.

Sono tornato indietro.

Ho ripreso la carta e l’ho gettata nel contenitore della carta.

Ho preso la penna, e l’ho rimessa a posto.

Mi sono venuti i sensi di colpa.

A finale quel foglio di carta era ancora buono…

Sono tornato al contenitore della carta, ho ripreso quella che avevo buttato, e l’ho messa nel cassetto delle scartoffie.

Ho sbloccato il cellulare.
Ho aperto le note.

Stavo per iniziare a scrivere… Giuro.
Ma poi ho pensato:

Scrivi la canzone d’amore. Chiama il gruppo. Spiega la cosa. Fatti pariare addosso da tutti e poi… Arrangia il pezzo. Registralo. E si ven’ na chiavica?
Fa’ ‘sta figura e merd’…

No.
Meglio di no.

Facciamo che le dedico una poesia.

Bravo. Andiamo sulle cose semplici. Tu si brav’ a scrivere.

E se non trovo le rime giuste?
E se esce ‘na filastrocca?

Vabbuò, l’importante è il sentimento.

E non è un po’ esagerata come cosa?
Il sentimento… Addirittura.

Tu dici?
Eh.

Ok. Lev’ man’.

Facciamo che le scrivo un messaggio.

Perfetto.

Chiudo le note ed apro whatsapp.

Online.
Oh, cazz. Pure lei è online.
Mo vede che sto scrivendo.

Nun è cos.
Scrivi prima il messaggio da parte e poi lo incolli.

Brav.

Chiudo whatsapp. Apro le note.
Ma ch’ cazz’ sto scrivenn a fa ‘na cosa complicata?

A finale che vuoi ottenere?
La vuoi vedere?

Vabbuò e allora invitiamola per un caffè.

A mostr’..! Brav’!

Ok.

E se non prende il caffè?

Vabbuò aperitivo…

E se non beve in generale?

Partiamo svantaggiati.

Eh si.

Meglio ubriaca.

Le scrivo un post su Facebook.

Bravo. E che le scrivi?

Che tipo…

Volevo scrivere una canzone d’amore, ma era troppo ‘na tarantell.
Che la poesia era troppo sentimentale.
Che il messaggio era troppo banale.
E che a finale mo mi conviene sapere se beve o no perché se non le piace il caffè si fa l’aperitivo analcolico e poi mi ubriaco solo io, e non è cosa.

Azz. Poetico.
E come lo firmi il messaggio.

Senti, semplifichiamo.

In che senso “semplifichiamo”?

Tagliamo corto.

Ok, e quindi?

Semplice. Tre parole.

Cioè?

Sient’… Vuò chiavà?

Noooo!

Allora diciamo che ti penso.

[Non ci sono più i ragazzi romantici di una volta…]

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