Più o meno, accade questo.

Scossa di terremoto.
Il mio cervello immagazzina questa informazione.

La prende, la gira, se la riguarda, ed è pronto a fornirmela non appena varco l’ingresso del palazzo dei miei.

Cammino, salgo le scale, arrivo dinanzi all’ascensore e Sliding Doors torna ad essere un film in voga nel 2016.

Il mio cervello mi suggerisce che se ci fosse un’altra scossa di terremoto, finirei per rimanere intrappolato nell’ascensore, o anche peggio, morire per una lacerazione improvvisa del cavo che la regge.

E quindi inizio ad immaginare come potrebbe invece continuare la mia vita nel caso scegliessi le scale per salire su dai miei, e quindi riabbracciare la mia famiglia, farmi una vita, trovare l’anima gemella mentre mangia biscotti al cocco, leggendo Bukowski seduta a un bar, con un amaretto Disaronno mentre ascolta i Led Zeppelin, fumando una marlboro light, in minigonna, tacchi alti, rossetto fuoco, cucendo una sciarpa del Napoli.

Sarebbe bello…

Ma intanto mi chiedo:
Caro cervello, ma che caaaazzo di problemi hai?

Cioè, abbiamo appena passeggiato sotto i garage e non hai pensato neanche per un secondo al fatto che potesse crollarci il CAZZO DI PALAZZO sulla testa.

Cioè se devi stare lì a valutare tutti i cazzo di rischi per la nostra salute, dovremmo anche preoccuparci delle radiazioni, dell’inquinamento, dell’olio di palma, del TTIP e (per finire) del carissimo Vesuvio (we caro!).

Intanto volevo dirti una cosa.

– Che cosa?

Siamo già arrivati a casa.
Sono ancora vivo.
E abbiamo preso l’ascensore.

Caro cervello, fottiti tu e le cazzo di scale.

Con affetto,
il tipo del piano di sotto,

Davide

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