Entro in questo negozio di vestiti da uomo.

Precisamente, il negozio di una di quelle marche belle che vendono la classica maglietta con scritta “marca-bella” a tinta unica al modico prezzo di 150 euro + tua sorella e la tua anima.

Sapete di quali marche sto parlando.
Non fate gli alternativi distratti.
Sceglietene una. Non è importante ai fini della storia.
#AlternativiDistratti #NoGlobalMaConLeVans

Entro, perché necessito assolutamente di un pantalone nuovo (essendo stati rovinati dal tempo tutti quelli in mio possesso).

Per tutto il periodo che i ragazzini a Napoli hanno portato avanti la moda dei “calzoni” stracciati, mi potevo anche ammacchiare (trad. confondere tra le persone).

Ma mo ‘sta cosa sta finendo e la gente per strada inizia a sgamare il trucchetto.

Non che me ne fot** del parere delle persone…

Cioè… Ho un blog, ca***! Non voglio che la gente legga quello che scrivo.
Sono una persona riservata.
Io scrivo per me.
Non per farmi leggere.

Ecco, ora che ho finito con le caz****, posso continuare serenamente il mio racconto che pubblicherò pubblicamente su Facebook perché sono comunque una persona riservata.

Come ben sapete, nei negozi di abbigliamento non producono commesse brutte.

No.

Sono sempre bone.
Non c’è niente da fare.

L’estate sicuramente non aiuta, e le vostre scollature – mie care donne – non aiutano la mia concentrazione a rimanere focalizzata sugli obbiettivi giornalieri.

*Devo comprare un pantalone, devo comprare un pantalone*

Nel negozio non c’è nessuno.
Quindi la commessa bona, accorre subito in mio soccorso.

“Ciao! Hai bisogno d’aiuto?” mi dice.

Ed io intelligentemente rispondo: “Ah?”

“Ti serve una mano?”

“Avrei bisogno di un pantalone. Un paio di pantaloni. Cioè un pantalone solo… Cioè uno e basta”

Lei mi sorride e intelligentemente mi risponde: “Ah?”

“Un pantalone, un pantalone. Me ne serve uno”

Ride.

“Ok, ti faccio vedere qualche modello”

Vengo trasportato in quello sconosciuto universo della “moda”, ma i pantaloni fanno quasi cag*** tutti.

Non me ne fot** perché tanto a Diana (la commessa) piacciono i Led Zeppelin e mi parla ancora scioccata dell’ultimo live di Robert Plant all’Arenile.

Inizia a degenerare la situazione.

Lei sbottona un po’ di più la camicetta.
Iniziamo a ridere, scherzare.

Diana smamma al volo dei clienti e ritorna subito da me.

Alla fine mi decido.

*Basta! Dobbiamo agire!* <- io che parlo con la mia testa.

Faccio la prima mossa.
Le chiedo il contatto.

Lei si imbarazza… Ma finge comunque di essere disinvolta.

“Perché vuoi il mio contatto? Vorresti rivedermi?”

Cioè, piens. Ha usato il condizionale.
Giuro non so come mi viene, ma…

“Senti Dià, qua non ho trovato nulla. A limite mi accompagni tu da qualche parte la prossima volta e mi consigli in qualche altro negozio”

Lei ride.
Prende il mio cellulare e si fa uno squillo.
Ho vinto.

“Ma quindi adesso te ne vai?” mi domanda.

“Mi stai cacciando?” + sguardo da maniaco.

“Non ti serviva un pantalone?”

“Eh, ma alcuni so’ troppo cari, e altri troppo stretti…”

Lei mi guarda. Mi mangia.
Mi demolisce.

“Aspetta qui. Secondo me ho qualcosa che può fare al caso tuo…”

Con disinvoltura e senza darmi troppe spiegazioni, chiude la serranda del negozio e ritorna da me.

Spegne le luci.

Si avvicina.
Mi bacia.
Mi prende per mano e…

“…vediamo se ti può interessare qualcos’altro…”

Mi trascina nel camerino.

(Nel camerino?)

Perché non va bene?

(Non so…)

Non va?

(Ehm… È un po’… Un po’…)

Vabbuò basta, c’hai ragione.

Non so perché mi ha portato nel camerino, alla fine il negozio era ormai chiuso, non ci vedeva nessuno.

(Forse voleva un po’ di privacy?)

No. Non va bene.

(Come non va bene?)

Si capisce che è una caz****.

(Dici?)

E po’ secondo me ‘sta storia ha perso di credibilità quando ho scritto che ho detto la frase a “book-in-air”.

(Eh, si)

Dovevo giocarmela meglio.

Vabbuò!
Chiariamo!

Non sono mai entrato nel negozio.

Mi sono fermato alla vetrina.

Ho visto la commessa bona dall’esterno.

Stava cantando una canzone neomelodica giocando col cellulare.

Appena si è accorta che la stavo guardando, mi ha accolto con un caloroso:
“Prego!”

Naturalmente sono fuggito con un virile:
“No, grazie”.

E questa è tutta una pippa mentale che conveniva non farsi.
E forse provare a dormire.

Ma se ti fossero piaciuti i Led Zeppelin…

Forse…

Avrei trovato il pantalone della mia vita.
O un paio.
O una donna.
O la donna della mia vita.
O anche di una notte.
O di mezz’ora.
Anche di 5 minuti andava bene.

Ma purtroppo ti senti Raffaello.
Sorella.
E non è proprio cosa.

[Quindi me ne vado da Intimissimi]

Bau.

Ah.
E non sono mai andato a compare un pantalone.

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