No ragà.

È proprio questo il punto!

Due anni fa la mia vita era morta!
MORTA.

Cioè a quei livelli che il periodo buio di Bella in Twilight non era niente… Un cazzo!

(Eh sì. Ho visto tutta la saga di Twilight. Ho letto anche il primo libro. Mi è piaciuto l’ultimo film. Mi sono addormentato col Signore degli Anelli. Ho letto tutti i libri di Harry Potter. Non mi piace Taxi Driver. Il mio film preferito è Ocean’s Eleven. Amo Mattia Ferraro)

Quei fatti che avevo ripreso la mia vita in mano dopo che era stata presa, stuprata, mutilata, cancellata…
Dall’amore.

Il carissimo Cupido (we Cupì) mi deve un sogno, una realtà fantastica, anormale, qualcosa di realmente puro!

L’amore mi deve tanto. Mi doveva tanto.
Mi ha dato troppo…
E mi ritrovo con poco.

Ma non sono qui a fare uno di quei soliti discorsi sull’amore, sulla vita e su mamma mia quanto sei bella, brutta, simpatica, semplice e va a cagare.

Sono qui per dire che due anni fa, venni accolto in una casa.

La casa dei bimbi sperduti.
Con altri 3 ragazzi che non volevano crescere.
Cambiare.

Ribattezzammo la Casa come Casa Friariello.

Ci entrai, e vidi la mia vita recuperare parte di sé.
Ho avuto tutto.
Tutto.

Nel giro di poche settimane.

Un luogo nascosto agli occhi della chiassosa Napoli di Via Toledo, e protetto nel famoso singolare complesso de’ “I Quartieri Spagnoli”.

Li.
Quattro ragazzi.
Un vegano, un impiegato, un trentenne, un uomo morto.
Ridefinirono il concetto di famiglia, casa… Senza legami di sangue, familiari, o quant’altro.

Oggi mi sono svegliato ripensando ai momenti vissuti in quella casa…

Mi sono svegliato stanco di stare a Cagliari, e con la voglia di ritornare nei miei Quartieri.

Trovo stupido che una persona non si identifichi in un posto.
Siamo fatti di legami, sentimenti, esperienze passate.

Napoli, in due anni, mi ha permesso di reinterpretare me stesso.
Ridefinire la mia cultura.

Io oggi sono quel che sono perché sono stato anche io, Napoli.

Ed io odio le definizioni assolute.
Ma vaffanculo sono nato a Pollena Trocchia, ho vissuto a Sant’Anastasia, e oggi sono Napoletano. Non mi fotte un cazzo che non mi accettate, non sono vissuto o nato lì.

Ognuno è libero di scegliere cosa essere nella vita.

Io non voglio essere un calciatore, un vip, un supereroe della Marvel…

Io scelgo e quindi SONO… Napoletano.

Puro o non puro… Non fa differenza.

E nonostante quella casa ormai stia perdendo senso, per colpa dei miei viaggi, delle mie trasferte, del mio lavoro o della mia frenetica mediocrità…

Non posso far altro che dire…
IO RESTO.

Quella casa mi ha ridato i sogni.
Ed io… Ho ancora bisogno di sognare.

Guagliù, ci vediamo da Cammarota.

Cià.

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