Vulesse murì insieme a te.
‘Sta notte.

Questa notte ho sentito il bisogno
di non essere solo in questa stanza.

Pensavo ai tuoi capelli.
Ai tuoi occhi.
Al tuo respiro.

Li pensavo, e soprattutto…
Mi andava bene.

Non è stata una riflessione lunga.
Cioè, mi spiego…

Non ho fatto uno di quei fatti che mi dimeno nel letto e piango stringendo il cuscino, mentre ascolto un pezzo di Avril Lavigne (alla buon anima!) che mi grida nell’orecchio con la chitarrella in mano…

No.

C’ho messo tipo tre secondi.
Bum.

Mi sono steso.
Ho sentito il tuo respiro nel mio.
E mi andava bene.

Mi andava bene solo perché ero solo.
Di certo.

Di solito mi rendi irriverente, banale, riduco tutto alla dimensione del sesso.

Non faccio in tempo a dirti che mi piace come stai vestita, che già vorrei che fossi nuda.

E quindi, mentre Avril Lavigne si strozza, in questo film americano da quattro soldi…

Vulesse murì insieme a te.
‘Sta notte.

E mostrarti quanto banale,
e così semplice,
possa essere
a volte…

L’amore.

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