Non so dove tu sia finita.

Non so che fai, chi sei e che canzone stai ascoltando di questi tempi.

Ce ne stava sempre una su cui ti fissavi.
Sempre.
Andavi a periodi.

È passato un po’ di tempo…

I giorni passano.
Le giornate si allungano.
E sono tre anni che di questi tempi, me ne sbatto totalmente di andare al mare.

Lo sai – lo odio.
Non c’era da stupirsi.
Con questa carnagione chiara e ‘sta pancia da birra, puoi ben comprendere che preferisco sempre il bar, al mare.

Ma dove sei?

Non sei sparita.
Eh, no.

Sei qua.
Immobile.
In questa lettera.

Ti ho odiata.

Davvero – te lo assicuro.

Il consequenziale ruolo di chi viene lasciato.

Ho preso le mie cose.
Ho interpretato la mia parte,
e ti ho odiata.

Assai, per diverso tempo.

Ma prima di tutto, nella mia vita, ti ho amata.
Questo non potrò mai dimenticarlo.

E oggi…
Seee, oggi.

Oggi, con un ciuffo bianco nella barba, e una laurea ancora da prendere, ti dico che non è cambiato molto nella mia vita.

Ho un lavoro.
Un gruppo.
Una passione.

E ogni tanto riesco ancora a trovare un po’ di tempo per te.

Ma dove sei?
Assente, presente.

Ma dove sei.

Sei…

Tra i pensieri del primo caffè della mattina.

Nei sogni che non vorrei frequentare.

Nelle abitudini che un tempo ti appartenevano.

Nei gesti che solo tu sapevi interpretare.

Ho visto un film qualche giorno fa.

Un tipo, raggiunta la consapevolezza di poter andare oltre i suoi limiti, decide di lobotomizzarsi…
E non conoscere la verità.

La verità lo stava ammazzando.

Ed eccola qui.
L’infame mietitrice.

Te, lei.
Per me eravate la stessa cosa.

Tu e la verità.
Entrambe colpevoli.
Ti ho confusa con la realtà, e ti ho dato colpe che non avevi – a suo tempo…

E oggi…
Seee, oggi.

Oggi ti chiedo scusa.

Ti chiedo scusa se ho messo davanti alla fine della nostra storia, la rabbia, il dolore e il mio essere infantile.

Era già finita
prima che dicessi
basta.

La vita già ci apparteneva,
prima che scegliessimo
questa strada.

Sarebbe finita comunque…
Anche se non avessimo detto niente.

Se tutto fosse stato lasciato al presente, a quel presente, il futuro adesso avrebbe qualcosa da rimproverarci.

E allora cosa bisogna fare alla fine di una storia.

Sono giunto ad una conclusione.
Esistono quattro tipi di consapevolezze.

Te le spiego.

La prima, subito dopo la fine di una relazione:
Significa comprendere che tutto sia finito.
È difficile arrivarci, lo capisco… Ma se si è arrivati a una fine, ci deve essere un motivo.

La seconda, a sei mesi di distanza dalla fine:
È che, almeno nel mio caso, nessuna donna potrà mai essere come te.
Tutte le donne hanno qualcosa di diverso. Ma nessuno potrà mai eguagliare il posto che ti era dovuto.
Vedi quello che ho scritto?
È una stron**ta. È semplicemente dipendenza, astinenza.
Un meccanismo di autodifesa della coppia che è ancora attivo.
Bisogna disattivarlo.

La terza:
Smetti improvvisamente di cercare Lei nelle altre donne. Smetti di fare confronti.
Le somiglianze richiamano alla storia in cui non vuoi più ritornare. Ormai sei sobrio, pulito… Vuoi altro.
Ma sei ancora spaventato dalle somiglianze che noti col rapporto che avevi con la tua ex.

La quarta, l’attuale fase in cui mi ritrovo:
È aver scoperto che non ti vedo più. Neanche nelle somiglianze con le altre. Niente.
Sei sparita.

Ma dove sei.

Comprendo ora, dopo tre anni, che tutto questo ormai è finito.

Il nostro limite, è stato il mio punto di partenza.

E ora…
Dove sei adesso?

Aleggi nel passato.
Sei sparita dal mio futuro.

Sei parte del processo di crescita che mi ha portato al mio presente.

Non ho più le tue orme accanto alle mie.

La tua strada non la conosco.

Aleggi nel mio passato.
Hai contribuito al mio presente.
E sarai presenza e mancanza, dei miei ricordi in futuro.

Restano i momenti belli
per ricordare che un tempo eravamo…
Fummo. Ci perdemmo.

E tra i giorni che passano…
Sparimmo.

Compresenti.
Assenti.

Il primo amore.
E tanti altri.

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