Come siamo arrivati a questo punto?

(Quale punto?)

Questo punto.

(Non capisco.)

Non noti niente di strano?

(Più o meno nella norma…)

Non noti nulla di particolare in questo momento?

(Ma cosa?)

Siamo seduti in stazione, ad aspettare un’ipotetica metro che ci dovrebbe tutelare dal prendere l’ultimo treno disponibile per tornare a casa. Ridursi all’ultima metro per colpa di una fot**tissima poesia senza rime, senza senso, che doveva essere d’amore…

(…e non lo è stata.)

Che doveva essere profonda…

(…e non lo è stata.)

Ho il pantalone bucato e mi si vedono le mutande…

(Ahia)

Abbiamo finito di lavorare alle 17:00.

(Vero)

L’ultimo treno era alle 20:20.

(Eh…)

E siamo riusciti comunque a fare tardi.

(Eh.)

Ho una felpa che mi sta facendo sudare come un porco.

(Effettivamente fa caldo per indossare una felpa…)

Una settimana fa avevo il cappotto.

(E la maglia a mezze maniche)

Dovrei andare a comprare qualcosa.

(E fare anche una lavatrice)

La circumvesuviana deve morire.

(È colpa tua se abbiamo fatto tardi.)

Avevi detto che avevamo l’ispirazione!

(Ho detto che sentivo una strana sensazione allo “stomaco”, ma deve essere stata quella pizzetta…)

Quale pizzetta?!

(Quella che abbiamo mangiato dopo il cornetto)

Con Berlusconi si stava meglio.

(Ti prego non iniziare…)

I politici sono tutti ladri.

(Stiamo iniziando a degenerare)

Si stava meglio quando si stava peggio.

(Mussolini non aveva brutte idee)

È tutta colpa degli immigrati.

(E Salvini non ha tutti i torti)

La Juve ha perso contro la Roma.

(Partita truccata)

Combine! Combine!

(Comunque, quello che hai scritto fino ad ora, non è tanto male…)

Avremmo dovuto parlare di lei.

(Parli sempre di una lei)

E purtroppo non cambiamo mai…
Silenzio.

Sono a due mila chilometri dal conoscere me stesso.

Non ho un auto, una strada.

Ho solo un treno che sto per perdere.

Non sono la soluzione ai tuoi problemi.
Non ho niente che possa farti migliorare.

Sono semplicemente qui, seduto.
Con le mutande da fuori.

Stanco di fare il romantico.

(Con una felpa che si poteva anche evitare)

Mi piacciono i tuoi capelli, le tue labbra, il tuo sapore.

Hai la luna negli occhi
e la bocca di parole.

C’ho perso due ore per scriverti un pezzo.

(Ci sarebbe ancora quella questione dell’ultimo treno…)

E non ho trovato niente di meglio di questo.

Questo.

3 ore di poesie buttate e di parole al vento…

Semplicemente per pensare a te.

Senza offesa.

Mammt.
_

 

Continua con: La poesia che avrei dovuto scriverti – [“Mutande”, Parte 2]

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